Tra le nove abilità essenziali che i bambini devono imparare: la compassione
Tra le nove abilità essenziali che un bambino deve imparare e che Palmy ci invita a discutere insieme troviamo la compassione, un concetto complesso che nel linguaggio comune ha assunto un senso diverso e meno utile:
Nei secoli, la parola compassione prende forma sul concetto di pietà – una pietà che è quasi disprezzo. Eppure la sua radice, il significato originale dei suoi componenti è tanto più nobile, di respiro tanto più ampio. La compassione è la partecipazione alla sofferenza dell’altro. Non un sentimento di pena che va dall’alto in basso. Si parla di una comunione intima e difficilissima con un dolore che non nasce come proprio, ma che se percorsa porta ad un’unità ben più profonda e pura di ogni altro sentimento che leghi gli umani. E’ la manifestazione di un tipo di amore incondizionato che strutturalmente non può chiedere niente in cambio.
Ed è la testa di ponte per una comunione autentica non solo di sofferenza, ma anche -e soprattutto- di gioia vitale, e di entusiasmo.
Come trasmettere questo valore ai bambini?
La chiave è essere un esempio di com-passione. Sii compassionevole con i figli e con gli altri, sempre. Mostra empatia chiedendo agli altri cosa pensano e spiegando ad alta voce come pensi che gli altri si sentano. Dimostra appena puoi come alleviare il dolore degli altri quando è possibile, come rendere felici gli altri con piccoli gesti di gentilezza, e come tutto ciò rende felice te.
Per riflettere sulla differenza che passa tra la compassione in senso etimologico e la sua versione banalizzata, vorrei citare un esempio tratto dal nostro linguaggio di tutti i giorni. Se mi dici che hai preso 30 ad esame posso rispondere ‘sono contenta’ oppure ‘sono contenta per te’, come fanno in molti.
La differenza tra queste due formule è quella che c’è tra la partecipazione all’emozione dell’altro e la buona educazione. Tra sentimento e formalità. Tra com-passione, appunto, e riti vuoti, pratiche passive, ripetute per ‘buona educazione’.
E’ la stessa differenza che passa anche tra democrazia come partecipazione alla politica, cioè alla vita dei cittadini (πολίτης , polites) e democrazia formale, quella del vincitore, del potere del più forte. Il più forte ha vinto sempre sulla base della forza bruta, non era necessario inventare la città, la vita politica, la democrazia: potevamo restare al tempo della pietra e della clava.
Dalla vita politica ci aspettiamo qualcosa di diverso, di più raffinato.
Una lezione importante in questo senso possiamo leggerla nelle opere di Martha Nussbaum. Per sintetizzare la sua complessa visione, vorrei ricordare un esempio che lei stessa fece anni fa ad una lezione alla Georgetown University a cui ero presente. Se vedo una persona in difficoltà, abbandonata dalla società, posso chiedere che vengano riconosciuti i suoi diritti. Il diritto al lavoro, alla pensione, alla salute. Oppure posso chiedere che vengano rispettati i suoi diritti in quanto anche miei diritti: il diritto ad una società giusta, ad una società che non abbandona i suoi concittadini più deboli, che non tradisce i giovani e non abbandona i vecchi. Che non fa differenze tra i sessi e le diverse abilità, ma accoglie le differenze come fonte di arricchimento.
Coltivare l’umanità significa valorizzare le differenze, come ci insegnano le mamme speciali. Coltivare l’umanità significa studiare la storia, la filosofia, i classici, il latino, il greco, la letteratura: discipline che sempre più spesso vengono definite ‘non utili’, forse proprio perchè contribuiscono a vedere l’essere umano dietro ai fatti e alle cose.
La compassione, se diventa diritto e sistema, aiuta ad abbracciare la vita degli altri e così a rendere migliore per tutti il mondo che condividiamo. Dice R. Kipling “L’oriente è l’oriente e l’occidente è l’occidente, e i due mai s’incontreranno… Ma non esiste nè l’oriente nè l’occidente nessun Confine nessuna Razza, nessuna Origine, quando due uomini si trovano faccia a faccia, anche se giungono dai confini della terra.”
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Letture di approfondimento
Martha C. Nussbaum (2006). Coltivare l’umanità. I classici, il multiculturalismo, l’educazione contemporanea. Carocci (consiglio una recensione molto ricca qui)
Martha C. Nussbaum (2009). L’intelligenza delle emozioni. Il Mulino
Filottete. Sofocle
M. Nussbaum: intervista su The Value of the Humanities
Gli altri articoli del blog che partecipano al blogging day 9 mondays for 9 skills
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Inserito il: aprile 8th, 2012 in Le parole per..., Per approfondimenti, Potenziamento delle abilità comunicative, Sviluppo del linguaggio.
Tags: 9 Skills, comunicazione interculturale, comunicazioni difficili, Le parole per..., Vita da (neo)Blogger



Cara Jessica, trovo questo tuo articolo prezioso: ricco di spunti, alcuni da approfondire per me (mi hai fatto venire il desiderio di leggere Martha Nussbaum, che non conosco).
Non avevo mai pensato con così tanta lucidità al ruolo “politico” che può avere la capacità di empatia, di partecipazione alle emozioni dell’altro. Ora vedo il nesso, in modo chiaro.
Ti ringrazio per il link, ma soprattutto per questa occasione di riflessione che mi aiuta a mettere un po’ di ordine in mille pensieri che mi girano per la testa.
Quest’iniziativa di Palmy è davvero interessante. Vado a recuperarmi le puntate precedenti, perchè sento forte la responsabilità come genitore di preparare i miei figli alla vita.
Grazie
Ciao Barbara… sono contenta di averti aiutato a vedere il nesso, anche se sei già all’opera nella pratica e questo ha aiutato molto me, a vederci chiaro! Grazie e un abbraccio
Bellissimo post, che condivido completamente.
Essendo buddhista la compassione ha un ruolo cardine nella mia giornata e l’esercizio della compassione è una pratica che deve essere automatica.
Grazie di averlo scritto.
Grazie Mamma F., raccolgo la tua testimonianza per approfondire la visione buddhista della compassione… se hai delle letture da consigliarmi ne sarei felice!
ti ringrazio per aver scritto questo articolo. davvero profondo e interessante. sono felice di aver fatto la scoperta di questo tuo spazio tramite il blog di palmy e l’appuntamento con i 9 skills!
Ciao, grazie e benvenuta! Ringrazio anche Palmy per questa sua iniziativa piena di spunti e contatti molto stimolanti!
Mi sembra importante la tua precisazione sul termine che oggi assume troppo spesso il senso di pietà… Compassione è invece vera partecipazione. Grazie ancora una volta perché i tuoi post sono veri approfondimenti di una questione ch io mi limito ad accennare!
Barbara-mfc mi ha segnalato questo post perchè per combinazione mi sono ritrovata a scrivere anch’io sulla compassione, e davvero questo approfondimento offre tanti spunti importanti per la nostra vita individuale e sociale. Così ho scoperto questo bellissimo blog e l’iniziativa dei 9 skills, leggerò certamente tutto con attenzione.
Ciao Marzia, grazie e benvenuta! ho visto stamani il tuo post attraverso FB e l’ho trovato interessantissimo e molto bello, mi fa piacere se vuoi mettere il link anche qui!
Grazie per l’invito, il mio è un piccolo contributo personale ma più si parla di queste cose meglio è, credo, soprattutto perchè ogni nostro gesto di oggi potrebbe venire utile per i cittadini di domani che stiamo cercando di educare! Il link: http://lasciasulluscio.blogspot.com/2012/04/compassione.html
Grazie, sono d’accordo che più ci confrontiamo su questi temi più possiamo imparare!
Ciao Palmy, grazie a te di nuovo per aver dato il via a queste riflessioni stimolanti, hai acceso tante discussioni stimolanti. Il tema dell’uso del linguaggio è una mia fissa, professione e esperienza qui si incontrano ogni minuto in me… cito Aristotele “L’arte del dire è giusto definirla politiké”… le parole sono parte essenziale del nostro vivere civile e accordarci sui significati e rifiutare alcuni ‘riti’ può aiutarci a trovare nuove strade per lo stare insieme, o almeno provarci
Un grande abbraccio
MI piace molto come hai sviluppato questo tema, spaziando dal semplice significato di rapporto interpersonale, e andando ad abbracciare il senso di un vivere comune, che ci riguarda riguardando la comunità degli esseri umani, e che si riflette sulla società a partire dal sentire del singolo.
Ciao Suster, grazie…
ciao proprio bella l’associazione tra compassione e partecipazione. vivere le emozioni dell’altro, cercare una comunione autentica significa essere attenti alla relazione, ai modi dello stare insieme. lavoro all’asilo nido con il gruppo dei bambini di 2/3 anni. spesso quando un bambino vuole un gioco che ha in mano il compagno semplicemnte glielo prende, lo considera già suo ed altra ragione non vorrebbe sentire. naturalemnte l’amichetto si mette a piangere e si accende la disputa. per me un obiettivo di uscita del mio intervento educativo è riuscire a trasformare questo gesto di “pretesa” in una condivisione, in partecipazione: con l’esempio, ripetendolo tante volte, sottolinenado la reazione del compagno invito il bambino a chiedere il gioco, ad aspettare la sua risposta, ad accettare sia un si che il probabile no. si può comunque negoziare un accordo, si può comunque trovare soluzioni diverse. i risultati di questo approccio educativo sono molto soddisfacenti. i bambini stanno imparando a chiedere il permesso, a porsi il problema dell’altro, a parteciapre le sue emozioni, a rispettare lo spazio emotivo e vitale del compagno, compresa la sua volontà. lo trovo un atteggiamento democratico di convivenza che potrà aiutare molto anche nei rapporti più adulti del domani. grazie per questo post. è illuminante per il mio lavorare educativo con i bambini.
Ciao Tiziana, il processo di imparare a capire il punto di vista dell’altro è sicuramente complesso e penso che siano molto importanti i vissuti in comunità. In questi giorni stavo riflettendo di nuovo su un punto in particolare del post e cioè la necessità dell’esempio. Penso che, tenuti distinti i ruoli di educatori e genitori, si parli nella citazione proprio di ‘esempio’ e non di ‘insegnamento’ perchè ‘insegnando’ a vedere l’altro potrebbe andare smarrito il senso del sè, dei propri diritti e bisogni, come quando alcuni dicono “Non piangere, perchè FAI PIANGERE LA MAMMA/LA SORELLINA” etc. Con l’esempio, se equilibrato, si riesce a far passare il messaggio in modo più completo e profondo: “Io ti ascolto e mi ascolto”. Voglio approfondire il suggerimento di Mamma F. a proposito e chiedo anche a te un parere! Grazie e un bacio!
A breve il Dalai Lama sarà nella mia regione e noi insegnanti abbiamo invitato i genitori ad accompagnare i bambini per ascoltare le sue parole durante la cerimonia di inaugurazione della Città dei Bambini (che accoglie piccoli e famiglie che vivono in luoghi di guerra).
Vorrei parlare della compassione ai bimbi della mia sezione, per preparli alla visita del Dalai Lama, questo tuo articolo è molto prezioso… mi chiedo se vi sono altri suggerimenti pratici per affrontare questo argomento con bambini di 5 anni.
Grazie
Tina Festa
Ciao Tina, cerco altri materiali e li pubblico, spero in tempo per la vostra splendida iniziativa! Jessica