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Mi puoi passare il sale? Significati nascosti (?) dietro il linguaggio quotidiano

 

Books for children

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Una studentessa, alla fine di un seminario, ha descritto nella tesina le sue fatiche da allenatrice di un gruppo di bambine.

Entro in palestra e le trovo che saltano sui materassi ammassati in un angolo. Le guardo e dico:

-Ah! È così che si fa?

Come risposta, ottengo delle risatine soddisfatte. Riprovo.

-Ehi, a chi parlo io? Non è l’ora di cominciare questa?

-No!

-Allora? Insomma! Chi comanda qui?

-NOI!!

E continuano a saltare. Avrei voglia di gridare. Ma capisco che, forse, da qualche parte, ho sbagliato qualcosa….

In effetti, capita spesso di vivere qualcosa di analogo: dove sta l’inganno? Il fatto è che, senza che ce ne accorgiamo, la lingua ha delle zone di opacità, di mancata trasparenza. E’ trasparente alla lettura, ad esempio, la parola ‘casa’ perchè si legge come si scrive. Ma allora perchè ‘celeste’ ha la stessa lettera iniziale che leggiamo però in modo diverso, più ‘morbido’? Dobbiamo ammettere che anche la scrittura dell’italiano, pur essendo più trasparente, ad esempio, di quella dell’inglese, non lo è del tutto.

Oltre alla scrittura, ci sono altre zone del linguaggio poco trasparenti e una è quella delle azioni che facciamo parlando. Se chiedo: ‘Puoi passare a prendermi al lavoro?’ sto facendo una domanda ‘vera’ e mi aspetto una risposta del tipo ‘si’ o ‘no.’ Se invece chiedo: ‘Puoi dirmi che ore sono?’ non mi aspetto una risposta ‘si’ o ‘no.’ Se chiedo ‘Sei normale?’  voglio offendere una persona o indicare stupore e non mi aspetto una risposta ‘alla lettera.’

Una domanda diversa dalle altre

 

Esattamente come accade con l’alfabeto, in questi casi sto usando un modo poco trasparente, un po’ velato… che serve ad esempio per non essere troppo diretti (non è sempre possibile dire esplicitamente ‘dimmi che ore sono!’).

La giovane allenatrice, nella tesina, riporta molti esempi di frasi poco trasparenti: ‘Non è l’ora di cominciare questa?’ per dire ‘cominciamo!’ oppure ‘Chi comanda qui?’ per dire ‘Non potete fare come volete, sono io l’allenatrice!’

Come è chiaro dalla testimonianza della studentessa, i bambini hanno difficoltà con questi usi indiretti del linguaggio, che sono invece tanto comuni da risultare ovvi agli occhi degli adulti. 

E’ stato anche visto che la difficoltà di comprensione di alcuni usi indiretti varia tra le diverse culture e che, accanto ad aspetti di crescita, giocano un ruolo aspetti culturali, come l’abitudine che hanno i bambini ad un certo tipo di uso indiretto del linguaggio. Come dire: se non li abituiamo, non impareranno mai!

Per regolarsi, il mio consiglio è quello di esporre ai bambini ad un linguaggio ricco e diversificato, ma di rivolgersi direttamente a loro nel modo più diretto possibile, adeguandosi via via alla loro crescita-specialmente se vogliamo che un ordine sia recepito come tale. O che una battuta non suoni come un’offesa (o viceversa).

Inoltre, gli usi indiretti, proprio perchè sottintendono il loro vero significato, si prestano a creare confusione e malintesi- anche tra gli adulti. A casa dei miei genitori, ad esempio, se mio padre chiede ‘Puoi passarmi il sale?’ mia madre non solo supera il trabocchetto del ‘Puoi’, come faremmo tutti, ma va oltre e ne ricava una possibile critica ‘Vuoi dire che la pasta è sciocca?’

Ma è bravissima a superare anche altri invisibili fili del discorso e ad andare ancora oltre, passando direttamente al contrattacco: ‘La prossima volta cucini tu!’

 

Per approfondimenti:

Marina Sbisà, Detto non detto. Le forme della comunicazione implicita, Laterza, Roma – Bari, 2007

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