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La super-diversità: come cambia l’idea di diversità in un mondo che cambia

We all look different

“Peace, Love and Felafel”

Se fosse possibile sintetizzare il concetto di intercultura, o meglio di dialogo interculturale, in una sola domanda, questa non sarebbe “Nel vostro paese come fate?” ma “Tu come fai?” o, ancora meglio, “Tu chi sei?”

Infatti, a partire dagli anni Novanta del secolo scorso, il fenomeno della migrazione ha reso superate alcune delle categorie con cui si faceva riferimento alle persone, o meglio, a gruppi di persone. Per fare un esempio, si possono vedere le categorie usate in Gran Bretagna per definire i gruppi etnici durante il censimento e le continue revisioni a cui queste categorie sono sottoposte (link). La globalizzazione, le migrazioni, le storie complesse di integrazione e contaminazione rendono sempre più difficile la definizione di appartenenza ad un gruppo o ad una cultura. Questa complessità ha inizio nell’individuo, che vive il contrasto tra l’apertura al cambiamento e la necessità di avere radici.

Lo studioso Steven Vertovec, direttore del Max-Planck Institute for the Study of Religious and Ethnic Diversity  e Honorary Joint Professor of Sociology and Ethnology presso la University of Göttingen (si può vedere qui il sito ufficiale e qui il suo sito personale),  ha proposto nel 2007 il concetto di “super-diversità.” La super-diversità cerca di definire l’appartenenza fluida e stratificata dei cittadini del mondo globale e si propone come modello per ricercare pratiche di convivenza che permettano a tutti di convivere in modo non solo pacifico, ma costruttivo.

La super-diversità si riferisce alla diversità nella diversità. Per fare un esempio, possiamo pensre alle differenze che ci sono tra le persone che arrivano in un paese straniero da uno stesso paese: c’è che emigra per lavoro o per studio, chi sceglie di andare via e chi lo fa per ricongiungersi ai familiari. Anche per lo studio delle lingue, la super-diversità ci dice qualcosa di molto importante, riportando l’attenzione ai mutamenti e alle stratificazioni cui anche le lingue vanno incontro nel mondo globale (per l’inglese, si può vedere questo). Per realizzare un incontro tra culture diverse che sia costruttivo, è importante quindi non usare categorie astratte e generali, ma cercare di conoscere i singoli individui nella loro unicità, valorizzandone la storia personale.

Come si può parlare di questa complessità con i bambini?

In Italia, dal 1990 ad oggi, sono usciti più  di 100 libri per bambini e ragazzi che raccontano l’immigrazione in Italia, sia dalla penna di autori italiani sia da quella di autori migranti che scrivono direttamente in italiano. Per parlare con i bambini dell’intercultura e della diversità come patrimonio individuale e di tutti, si possono scegliere alcuni dei titoli proposti a questo link  e a questo (qui si trovano libri in inglese). Il libro, dal titolo programmatico, da cui è tratta la foto del nostro post è: We All Look Different (Celebrating Differences).

Sono in uso nelle vostre scuole dei testi sulla diversità e sull’intercultura?


Per approfondimenti

Le fiabe per parlare di intercultura

Confusi? No, multiculturali

Introduzione alla comunicazione interculturale

L’inglese come lingua globale

Networking Diversity

 M. Vedovelli e M. Barni, L’Italia plurilingue fra contatto e superdiversità. In: M Palemo (a cura di), Percorsi e strategie di apprendimento dell’italiano lingua seconda: sondaggi sull’ADIL 2, Collana del Centro di eccellenza della ricerca  Osservatorio linguistico permanente dell’italiano diffuso fra stranieri e delle lingue immigrate in Italia, n. 5, Perugia, Guerra, 2009: 29-47 (link)

Bilingualism as ideology in Bilingualism: a Social Approach

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