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Peter W. Jusczyk

Una frase che ricordo molto bene della mia infanzia è “tanto non capisce”! Un bel paradosso, che tengo sempre presente quando parlo con i bambini o in loro presenza. Una conferma viene dalle ricerche sulle capcità di comprensione delle parole: se i bambini dicono le prime parole, in media, intorno ai 12 mesi, la loro capacità di capirle inizia molto, molto prima.

Alcuni importantissimi studi hanno dimostrato che i bambini, a partire dai 6 mesi, riconoscono una serie di parole del lessico familiare e le ricerche più recenti hanno scoperto che tra queste parole ci sono anche le parti del corpo, oltre che ‘mamma’ e ‘papà’, ‘bambino’.

Si capisce che il bambino o la bambina sta imparando una parola quando, se diciamo una parola, vediamo che si concentra sulla cosa cui questa si riferisce. Si capisce che invece una parola è stata appresa e che è avvenuto il collegamento tra parola e oggetto se i piccoli, sentendo una parola, cercano attivamente l’oggetto corrispondente intorno a sè.

Imparare le prime parole è un’abilità molto compless, da descrivere e studiare, però, come dimostrano questi studi, i bambini sono abilissimi. E precoci: il loro apprendimento inzia già prima della nascita.

Si può riassumere tutto questo dicendo che i bambini sono ‘nati per le lingue’ e ricordando sempre di avere rispetto quando parliamo con loro o di fronte a loro e quando li esponiamo ad altre fonti di comunicazione, ad esempio la televisione, oppure quando parliamo in loro presenza, ad esempio dal medico.

 

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Letture di approfondimento:

Le ricerche del Dr. Peter W. Jusczyk commentate sul New York Times

Un libro: The Discovery of Spoken Language Peter W. Jusczyk

Alcuni studi specifici li potete trovare qui

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What All Children Want Their Parents to Know: Twelve Keys to Successful Parenting

Inizio questa nuova settimana con il pensiero di una mamma:

If I had my child to raise all over again,
I’d build self-esteem first, and the house later.
I’d finger-paint more, and point the finger less.
I would do less correcting and more connecting.
I’d take my eyes off my watch, and watch with my eyes.
I’d take more hikes and fly more kites.
I’d stop playing serious, and seriously play.
I would run through more fields and gaze at more stars.
I’d do more hugging and less tugging.
(Diane Loomans)

Se dovessi crescere mio figlio un’altra volta,
costruirei l’autostima prima, e la casa dopo.
Dipingerei di più con le dita, e punterei meno il dito.
Correggerei di meno e mi metterei in contatto di più.
Passerei meno tempo a guardare le ore e più ore a guardare il mondo.
Userei meno passeggini e più palloncini.
Smetterei di giocare a fare la seria ma giocherei seriamente.
Correrei in mezzo a più prati e guarderei più stelle.
Abbraccerei di più e strattonerei di meno.

(Grazie a Sabrina e Vanessa che sulla pagina FB hanno collaborato a questa traduzione!)

Diana Loomans è l’autrice di “What All Children Want Their Parents to Know: Twelve Keys to Successful Parenting.” e di altri libri sulla genitorialità considerati di grande valore per i genitori che desiderano sviluppare un legame affettivo positivo e caldo con i propri figli.

 

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In una numerosa comunità di Bonobi, le femmine avevano il compito di procacciare il cibo per tutti, mentre i maschi avevano occupazioni più importanti da gestire: imparare, parlare, viaggiare.

Le femmine erano abituate al loro compito e non se ne lamentarono fino al giorno in cui, derise per aver provato a fare cose ‘da maschio’ non decisero di andarsene, con bonobini e bonobine, per fondare una comunità dove fossero libere di fare ciò che volevano, senza essere giudicate:

Via da qui!

Nella nuova comunità, ognuna di loro poteva dedicarsi a quello che le piaceva, poteva scegliere cosa indossare, poteva suonare o dipingere e ognuna pensava per sè e per gli altri, aiutando le amiche con i cuccioli:

 

La vita come la scelgo

I maschi furono nei guai: non abituati ad occuparsi di sè, dovevano imparare tutto da capo. E così, anche per loro iniziò una nuova vita, in cui imparare ad essere più autonomi. E così, alla fine, si ricongiunsero alle compagne non perchè ne dipendessero, ma perchè stando tutti insieme le possibilità da esplorare diventano ancora più numerose:

Tutti liberi, tutti insieme

Questo libro ci è arrivato qualche giorno fa da una carissima amica, che l’aveva a sua volta comprato per la figlia poco più grande di Bibì, e che adesso lo passerà al fratellino. Perchè in queste storie possiamo riconsocere oltre alla storia e le aspirazioni delle donne, le singole storie di donne che conosciamo, di donne che siamo, di donne e uomini che forse vorremmo essere e che non sempre la nostra società è pronta a sostenere. Per leggere con i vostri figli e le vostre figlie questa e le altre splendide storie, ecco i dati del libro:

Titolo: Rosaconfetto e le altre storie
Autore: Turin Adela
Data: 2009
Editore: Motta Junior  (collana I velieri)

Questa recensione ha una dedica, perchè il discorso è tornato fuori in questi giorni con Michela in occasione del suo primo giveaway.

 

Questo post partecipa al Venerdì del libro, appuntamento nasto da un’idea di Paola di Homemademma che sta anche organizzando una biblioteca virtuale su Anobii, a questo link.

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In alcuni post precedenti, abbiamo discusso del ruolo fondamentale della riflessione sul linguaggio per potenziarne lo sviluppo. Quali attività si possono fare per aiutare i bambini ad accrescere il loro potenziale comunicativo? Una proposta è quella di costruire un libro-gioco. L’attività linguistica specifica su cui ci concentriamo questa volta è prendere la parola e ascoltare, attività fondamentali per la comunicazione quotidiana.

Un esempio? Possiamo immaginare un bambino che si sente solo e vorrebbe trovare degli amici con cui giocare. Vede una mamma con un bambino che giocano a palla, si avvicina e…. Cosa fa? chiede di poter giocare o resta silenzioso in disparte? E quali parole può usare per farsi accogliere? E la mamma, a sua volta, cosa fa? Lo invita a giocare con loro? E se si avvincinano altri bambini?

Le non-regole del gioco?

  1. il gioco consiste nell’immaginare le situazioni e i comportamenti verbali e non verbali dei protagonisti

  2. immaginate situazioni comuni in cui un bambino può aver bisogno di prendere la parola

  3. scegliete le parole da usare e, se si vuole, scrivetele sul libro

  4. immaginate le reazioni verbali e non verbali degli altri protagonisti

  5. concentrate l’attenzione sulle parole e sulle azioni usate per prendere la parola da parte dei vari protagonisti

  6. rappresentate e discrivete, oppure discutere con i bambini più grandi, i comportamenti dei protagonisti quando non sono loro a parlare

  7. cercate di scegliere situazioni molto diverse tra loro, in modo da discutere anche esempi diversi da quellid i tutti i giorni, ad esmepio immaginando un bambino che parla una lingua straniera oppure che arriva a proporre un altro gioco.

La video sequenza della nostra storia:

Da sola

Posso giocare con voi?

Giochiamo!

Vuoi giocare con noi?

 

Potete scaricare la struttura di base (PM2-iturnidiparola), ho costruito un piccolo esempio. Le immagini sono semplicissime, appena accennate: potete trasformare i cerchi in palloncini o bambini, decorare i volti, scegliere l’ambientazione, decidere se aggiungere descrizioni o fumetti con le parole. Ci sono tre pagine illustrate e tre bianche perchè possiate inventare le situazioni più disparate. Potete lasciare il libro con pochissimi dettagli, come abbimao fatto noi, per i più piccolini, che lo possono apprezzare anche visualizzandolo sul monitor del computer.

Altri suggerimenti per giocare su come prendere la parola e sull’ascolto, li trovate nella rubrica di oggi su Pianeta Mamma. Una riflessione sull’oralità e il suo ruolo nell’educazione, a casa e a scuola, la trovate anche qui.

Materiali di approfondimento:

Un bellissimo post su un libro poetico che parla di silenzio e ascolto

Tutorial e libri per costruire i libri gioco

Un esempio, scaricabile: PM2-iturnidiparola

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Librino Last Minute

Un’attività molto bella da fare con  bambini è quella di costruire libri-gioco. Si tratta di mettere insieme dei materiali e dei contenuti a vostra scelta per poi creare insieme ai bambini un gioco molto personalizzato, che resterà nel tempo. Ci sono modi semplicissimi di fare un libro gioco: noi ne abbiamo scoperto uno pochi giorni fa. Bibì era inquieta sul seggiolone perchè voleva andare a giocare. Avevo bisogno di trovare un modo per intrattenerla, ma dato che era molto stanca non sarebbe bastato qualcosa di noto, doveva essere una sorpresa qualcosa di accattivante. Insomma, in realtà non ci sono stata a pensare tanto, non avevo modo di allontanarmi e avevo a disposizione un foglio colorato e un pennarello.

Ho piegato in tre il foglietto e nella faccia centrale ho disegnato una faccetta sorridente, che con due piccole antenne può sembrare una coccinella. Oltre alla novità e ai colori, il librino richiede di essere aperto, e poi richiuso, per scoprire chi si nasconde tra le pagine: un’attività che l’ha tenuta impegnata un pochino e che le piace rifare ogni volta, (anche per dare baci o biscotti alla nuova amica)!

In rete e in libreria, ho trovato indicazioni molto belle, a volte molto semplici a volte ricercate, per fare libri-gioco con i bambini: li metto tutti qui di seguito e se ne avete altri da segnalare, li aggiungo volentieri e ringrazio chi mi ha aiutato a fare questa prima raccolta!

Riguardo ai contenuti, si possono inventare storie, scrivee ricette, descrivere le proprie avventure, oppure inventare storie che abbiamo come protagonista il linguaggio e i suoi usi nella vita quotidiana, utili per potenziare lo sviluppo del linguaggio e della comunicazione.

 

Libri:

Alignani M. Pia (1999). Guida pratica per fare libri con i bambini. Edizioni Sonda

Angiolino Andrea (2004). Costruire i libri-gioco. Come scriverli e utilizzarli per la didattica, la scrittura collettiva e il teatro interattivo. Edizioni Sonda

Balzarotti Chiara (2007). Creare Libri Gioco per Bambini. Del Borgo Edizioni

Barbiero Niccolò e Giulia Orecchia (2004). Il libro dei libri. Adriano Salani Editore

Johson Paul  (1996). Facciamo un libro.  Edizioni Sonda

Rastelli Beba (2011). Giocare con tatto. Franco Angeli

 

Alcuni link sui libri per bambini fatti in casa, in ordine alfabetico:

 A casa con la mamma

Crea Family

Home Made Mamma

Il Mondo di Cì

La casa nella prateria

Madre creativa

Mens Sana anche qui

Officina Creativa

Su e giù per la Pianura Padana (dove potete trovare moltissimi altri link)

 

Mi fa piacere salutarvi con questa frase, che forse è ancora più vera per i libri che ognuno può scrivere con i propri bambini:

Un libro deve avere un peso e presentarsi come una fatalità; quando lo leggiamo deve darci l’impressione che non avrebbe potuto non essere scritto (Emil Cioran)

 

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M.A.K. Halliday

Nei suoi scritti, Roberto Saviano racconta la sua storia come una battaglia delle parole. Una volta ha raccontato dello stupore che ha provato, tornando nella sua città, quando si è reso conto che in molti gli erano ostili perchè ‘ce l’avevano con un libro, con delle parole.’ La forza delle parole, infatti, non è solo quella di dire le cose, ma anche di farle. Le sue parole hanno svolto il ruolo di denunciare la corruzione, di attivare altre persone alla lotta contro un sistema, di smuovere altre persone a parlare e agire.

La consapevolezza che l’uso delle parole e dei silenzi sia una vera e propria azione non ci è sempre chiara, ma basta pensare all’esempio più noto, quello della formula del matrimonio, per capire quanto potere reale hanno un ‘sì’ o un ‘no’!

Imparare a parlare, ad esempio secondo  N. Chomsky, è una cosa naturale che non ha bisogno dell’educazione, proprio come crescere in altezza o raggiungere la pubertà. Tuttavia, se è vero che, in determinate condizioni, tutti i bambini imparano a parlare se non hanno problemi di linguaggio o di sviluppo, è anche vero che il linguaggio ha dei margini di ampliamento molto considerevoli, che vanno al di là del nostro corredo naturale. La scrittura e la lettura, per fare un primo esempio, sono competenze che l’essere umano acquisisce su stimolo e non per natura. Anche le abilità oratorie, teatrali si affinano con il tempo e la dedizione e non si sviluppano da sole. M.A.K Halliday ha proposto di chiamare questo margine di abilità linguistiche, che si conquistano, il “potenziale funzionale del linguaggio.” Imparare a leggere, scrivere e parlare e agire in modo funzionale nelle diverse situazioni sono abilità che si apprendono, di solito con l’esempio o attraverso l’educazione.

L’educazione pone spesso l’attenzione sulle aspettative sociali su come le cose devono essere dette o fatte, ha cioè un atteggiamento normativo. A questo dovrebbe essere complementare un atteggiamento descrittivo, esplorativo, libero da giudizi: infatti, ad esempio, insegnare che ‘non si grida’ è un insegnamento solo parziale, perchè ci sono situazioni e circostanze in cui si può o si deve gridare! Educare i bambini all’osservazione e alla riflessione sul linguaggio, e in particolare sul linguaggio in uso, può avere molti vantaggi per i bambini.

Nel sistema scolastico inglese, ad esempio, è entrato in uso l’acronimo KAL (knowledge about language) per descrivere la competenza metalinguistica, l’abilità cioè di riflettere su come funziona e come si usa la lingua. L’esperienza empirica e un numero crescente di studi stanno dimostrando che la KAL ha un effetto di potenziamento sulle abilità orali e su quelle di lettura e scrittura, tanto che è in discussione l’idea di inserire questa materia in modo trasversale nelel diverse discipline, perchè il linguaggio è il mezzo fondamentale di istruzione per tutte le materie e non solo per le lingue. Oltre ad essere, come si è detto, il mezzo fondamentale anche per molte delle nostre azioni.

Nella rubrica pubblicata dalla scorsa settimana su Pianeta Mamma, possiamo sperimentare delle attività di gioco o di riflessione che possono aiutarci a sviluppare nei bambini la curiosità sul funzionamento della lingua e, di conseguenza, la loro abilità ad usarla nelle diverse situazioni. Questa settimana, proviamo a giocare con due elementi fondamentali dell’uso del linguaggio: prendere la parola e ascoltare. A domani con le prime non-regole del gioco!

 

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Letture di approfondimento

Marina Sbisà (2007). Detto non detto. Le forme della comunicazione implicita. Laterza, Roma – Bari.
Fucile Maria (2007). Azione linguistica, azione sociale: la teoria degli atti linguistici. Bonanno

Scritti online di M. Sbisà

 

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S. Romaine

Come tradurre i sospiri in altre lingue?

(Stanisław Jerzy Lec)

 

Uno dei falsi miti sul bilinguismo è la credenza che per essere bilingui si debbano conoscere due lingue perfettamente. Di conseguenza, tutti i bilingui sarebbero uguali ed equivarrebbero a due monolingui in uno. In realtà, i fattori che caratterizzano ogni singola situazione sono molto numerosi e per questo sono stati proposti dei modelli molto complessi che cercano di schematizzare quanti tipi di bilinguismo possono esistere.

Ad esempio, anche all’interno della categoria del bilinguismo precoce simultaneo, una proposta identifica sei tipologie diverse di bilinguismo  in relazione a tre fattori che rispondono alle domande:

-quali lingue parlano i genitori?

-quale lingua è parlata nella comunità?

-come vengono usate le due lingue dal bambino, dai genitori e dalla comunità?

 

1 2 3 4 5 6
Lingue dei genitori Due lingue native diverse, competenza nella lingua dell’altro Due lingue native diverse, competenza nella lingua dell’altro Stessa lingua nativa Due lingue native diverse Stessa lingua nativa Genitori bilingui
Lingua del contesto La lingua di uno dei due è la lingua di contesto La lingua di uno dei due è la lingua di contesto Lingua dei genitori diversa da quella di contesto Lingue dei genitori diversa da quella di contesto La lingua dei due genitori è la lingua di contesto Almeno alcune parti della comunità sono bilingui
Uso Entrambi i genitori parlano al figlio nella propria lingua madre, fin dalla nascita Entrambi i genitori parlano al figlio nella lingua non dominante Entrambi i genitori parlano al figlio nella loro lingua madre Entrambi i genitori parlano al figlio nella propria lingua madre, fin dalla nascita Uno dei due genitori si rivolge sempre al figlio in una lingua straniera I genitori usano spesso alternanza di codice e enunciazione mistilingue

 

La presenza dei diversi fattori e delle diverse scelte avrà come risultato un diverso utilizzo delle lingue da parte dei bambini e diverse rappresentazioni mentali delle due lingue. E’ fondamentale che ogni scelta pedagogica o valutazione clinica (ad esempio in caso di visita logopedica) tenga presente l’effettiva complessità della situazione in cui il bilinguismo è coltivato.

Se siete bilingui similtanei o lo sono i vostri figli, vi riconoscete in una di queste categorie?

 

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Prendici!

Qual è la frase d’amore più bella per voi, se ne avete una?

La mia preferita è quella che Apollo dice a Dafne, inseguendola. E’ una frase in cui trovo tanti significati, per i genitori che hanno troppe aspirazioni per i figli, per i figli che devono assolvere i genitori e le loro ‘colpe’. Apollo la dice quando cerca di raggiungere Dafne e dirle il suo amore, ma è spaventato e teme che lei possa farsi male:

Ahimè, che tu non cada distesa, che i rovi non ti graffino

le gambe indifese, ch’io non sia causa del tuo male!

Impervi sono i luoghi dove voli: corri più piano, ti prego,

rallenta la tua fuga e anch’io t’inseguirò più piano.

(Ovidio, Metamorfosi, Libro I)

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B come Bibì

E’ molto importante sapere che le abilità linguistiche dei bambini procedono in modo sequenziale e prevedibile. Questa consapevolezza è utile per svolgere con i bambini le attività più adatte a loro, man mano che crescono.

Da quali azioni è importante iniziare? quali sono i primissimi mattoncini per lo sviluppo del linguaggio e dei suoi usi? I bambini sono in grado di percepire i suoni delle lingue che li circondano fin dal pancione e riconoscono le prime parole quando hanno sei mesi. Per arrivare a questo, hanno imparato a riconoscere i suoni, e anche a categorizzarli. Questa seconda abilità, chiamata fonemica, è molto complessa. Per fare un esempio, pensiamo ad un bambino che abbia appena imparato che una tazza si può rompere. Questa sua consocenza sarà riferita a quella determinata tazza, ma anche a tutte le altre tazze. Con i suoni, non tutte le ‘P’ sono uguali dal punto di vista strettamente acustico, eppure impariamo a riconoscerle come tali, a prestare attenzione alle differenze significative e ad ignorare le differenze non significative in una certa lingua. Riconoscere i suoni di una lingua, duqnue, è un’abilità molto complessa che va al di là del riconoscimento del suono in sè. Inoltre, queste categorie possono essere diverse da una lingua all’altra e quindi i bambini bilingui devono contemporaneamente imparare le categorie delle diverse lingue.

Questo processo di riconoscimento e analisi dei suoni linguistici è chiamato consapevolezza fonologica ed è stata messa in evidenza la sua importanza per quando i bambini dovranno imparare a leggere e scrivere.  La consapevolezza fonologica è un aspetto della competenza metalinguistica, di cu abbiamo parlato di recente.

Alla consapevolezza fonologica si arriva per gradi: quali sono i suoi prerequisiti? E’ importante per i bambini, fin da piccolissimi:

Rifletteremo su questi aspetti e sulle attività che possono svilupparli e potenziare in generale lo sviluppo comunicativo nei bambini. Il prossimo giovedì, vi aspetto per riflettere insieme sull’ascolto e su alcune attività da fare con i bambini per potenziarlo.

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Storie di ACC

 

Pensavo alle parole per scrivere la recensione di questo libro. I racconti che lo compongono sono scritti in modo chiaro, con parole dirette e concrete: la sintesi piena e efficace di chi le cose le ha vissute. Per questo, non avendo esperienza diretta di questa realtà, mi faccio aiutare dai protagonisti stessi, che immagino vi resteranno nel cuore come è successo a me. Il mio primo aiutante è il fratello del piccolo Pietro, che in terza media ha spiegato questa patologia in un compito in classe sulla diversità.


“Ho avuto molti contatti con persone considerate “diverse” soprattutto perchè affette da malattie mentali. Una di esse è mio fratello Pietro. Lui soffre di una malattia non molto grave che, però, non gli consente di compiere determinate azioni come: esprimersi con un linguaggio fluido e completo, saper fare calcoli matematici, correre rapidamente, apprendere … Questa malattia è chiamata “agenesia del corpo calloso” o “ACC”. Sono tante però le cose che Pietro riesce a fare, per esempio, durante l’anno passato, siamo riusciti, io e i miei genitori, a farlo andare in bicicletta senza rotelle. Mi vengono in mente anche tutti i bei voti che ha preso grazie all‘aiuto costante ed eccellente che mia madre gli ha dato, infatti credo che fino alla sua quarta elementare non abbia mai preso un’insufficienza”.

La vita delle persone con ACC può essere difficile, ma anche molto molto ricca, soprattutto se ci sono gli amici. E può essere un’esperienza che insegna molto anche a chi vive vicino a loro:

“Non si può dire che a Pietro manchino gli amici dato che ha un sacco di vicini di casa che gli vogliono bene, per non parlare di tutti i suoi compagni di classe, con cui ha trascorso parecchie avventure. Personalmente, ma parlo a nome di tutti, credo che stabilire un’amicizia con questi ragazzi, bambini o adulti che siano, porti a pensare che nessuno è perfetto e tutti, anche nel loro piccolo, hanno problematiche da affrontare.”

Il libro ha lo scopo di finanziare le future iniziative (meeting, convegni, ricerche) riguardanti le malformazioni del corpo calloso organizzazione dall’ASSACCI associazione di volontariato, creata principalmente da un gruppo di genitori di bambini e ragazzi con ACC per dare informazioni e supporto a tutte le famiglie interessate, ma specialmente a quelle che si trovano per la prima volta di fornte a questa diagnosi e non sanno cosa devono aspettarsi e come potrà svolgersi la vita del loro bambino. E la storia di Mattero, raccontata dalla sua mamma Laura, dà la misura di quanto questa informazione possa essere vitale:

“Nessuno mi sa dire cosa succede al mio bambino visto che non riesce a deglutire e quindi non si alimenta. Da quel momento in poi, per la pediatra mio figlio è soltanto inappetente ed io “esaurita” perchè abituata col fratellino che ha avuto uno svezzamento normalissimo. Per un anno io sono stata la pazza di casa che voleva vedere per forza il proprio figlio malato!
Il mio bambino non faceva un movimento, non vedeva (non metteva a fuoco le immagini), non sorrideva alla sua mamma e ad altre persone. Piangeva giorno e notte senza mai dormire. Tutto ciò per tre anni!

Dormendo io pochissime ore e sentendo la TV, la notte prendevo appunti su tutto ciò che poteva essere utile per mio figlio e telefonavo, scrivevo, m’informavo sulle eventuali cure e agivo continuamente cercando nelle librerie volumi che mi illuminassero sul da fare con lui.”

L’impegno e l’amore dei genitori permette a questi bambini di crescere imparando a convivere con la malattia e con una società non sempre all’altezza. Per questo i miracoli non mancano, come quello dello stesso Matteo, che ha imparato “ad andare in bicicletta, sugli sci, a cavallo ma cosa molto importante, ha partecipato agli Special Olimpic con l’ASCIP, prendendo molte medaglie nelle varie discipline, specialmente la corsa.” E come il miracolo del piccolo Davide, che in prima persona ci racconta la sua vita, da vero ammaliatore:

“Ora ho 8 anni (Fra 20 giorni), posso dire di fare molto (Per alcuni troppo)... Ma essendo iperattivo in effetti non mi stanco mai. Vado sul cavallo grande, ho imparato a nuotare da solo a Moneglia (Dove andiamo tutte le estati e ho il mio gruppetto di amici), vado a scuola – ora sono in terza elementare – e anche se ho l’insegnante di sostegno e l’educatrice che mi aiutano, sono contento, tutti mi adorano e gioco con tanti amici!

I link per diventare amici di ACC:

La pagina su Facebook

La pagina in cui potete acquistare il libro: Agenesia del Corpo Calloso

Potete anche leggere un’Anteprima del libro

Il sito principale dove trovate il Forum di discussione: Agenesia del corpo Calloso

Il blog di mamma Anna Raggio di Sole e la sua intervista su Pianeta Mamma

Questo post partecipa al Venerdì del libro.  Questo appuntamento nasce da un’idea di Paola di Homemademma che sta anche organizzando una biblioteca virtuale raccogliendo su Anobii tutte le proposte, a questo link.

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Giocare a crescere

Un tema che mi sta molto a cuore, è quello di aiutare i bambini a crescere liberi e autonomi. Per il lavoro che faccio, la mia attenzione va in particolare al ruolo che il linguaggio può avere in questo processo di crescita.

Succede, da piccoli, di trovarsi in un locale pieno di gente e di non riuscire a prendere la parola. Oppure di farlo in un modo che suona buffo e che fa ridere i presenti. Si trovano anche quei bambini che sono dei Pino Perfettino e parlano come un libro stampato, suscitando ammirazione ma anche un po’ di turbamento.

La complessità degli usi linguistici e dei registri non deve essere sottovalutata. Dagli psicolinguisti e dai neurolinguisti la gestione di queste conoscenze è considerata un’abilità paragonabile a quella di parlare più lingue. Infatti, richiede le stesse abilità di tenere separati i codici, di saperli usare in relazione alle persone e ai contesti appropriati, di saper tradurre da uno all’altro. E’ quindi importante che, fin da piccoli, i bambini siano esposti a molti registri e che siano anche aiutati a sviluppare la sensibilità metalinguistica per coglierne più aspetti possibili.

La storia della nostra lingua è particolarmente complessa (una sintesi si può leggere in questo bellissimo libro) e ha influenzato molto anche il tipo di insegnamento scolastico che è in qualche modo ‘viziato’ dalla scrittura. In parte, infatti, si dedica tempo alla lettura e alla scrittura ma non si riflette a sufficienza sull’oralità, un po’ come se venisse applicato all’italiano il metodo di insegnamento del latino e del greco. In parte, si sottovalutano le potenzialità e le complessità del parlato.

Molti studiosi (forse anche perchè docenti all’università??) si sono da tempo impegnati a chiedere attenzione all’oralità, anche a scuola. Sostenere un esame universitario o un colloquio di lavoro, infatti, richiedono competenze che non si improvvisano e per molti ragazzi non sono sufficienti le prove richieste a scuola per svilupparle. Una nuova situazione un nuovo argomento un nuovo scrittore una nuova lingua e una nuova cultura richiedono anche agli adulti un esercizio di affinamento e arricchimento ed è quindi facile intuire quanto sia importante gettare da subito le basi per sviluppare un buon orecchio linguistico e comunicativo, che dia ai bambini non solo un bagaglio più ricco di strumenti, ma la consapevolezza che questa loro competenza dovrà crescere continuamente, insieme a loro. Per concludere, il consiglio di T. De Mauro: “occorre muovere dal vissuto, non dall’insegnamento della grammatica esplicita, formale, ma dall’esperienza“.

Nei prossimi giorni, continueremo ad affrontare questo argomento proponendo dei giochi da fare con i bambini. A questo link potete trovare dei consigli di lettura.

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Photo credits: link

 

 

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Oggi mi è arrivato un bellissimo regalo, un post in regalo. Rossella ci ha scritto un post sulla dislessia, tema a lei molto caro e di cui si occupa con infinita competenza e dedizione sul suo blog, www.rossellagrenci.com, in cui parla del linguaggio anche sotto molti altri aspetti e che consiglio a chi non lo conoscesse ancora. Rossella ha un’energia travolgente e coltiva molti interessi, tanto che oltre al primo blog ne ha un altro e un altro. Come vedrete da subito, i suoi blog curano molto anche l’accessibilità da parte di tutti, tema che è molto importante e su cui cercherò di prendere lezioni da lei!

Il suo post è in tema con alcuni degli ultimi nostri articoli e con un tema che affrontiamo spesso: il bilinguismo. In particolare, Rossella ci presenta come si manifesta la dislessia nelle diverse lingue, in relazione alla trasparenza o meno degli alfabeti. Cosa vuol dire trasparenza o opacità di un alfabeto? Quello che nel linguaggio di tutti i giorni chiamiamo “si legge come si scrive!” In realtà, a ben guardare, nemmeno l’italiano è del tutto ‘trasparente’, perchè la c in ‘cena’ o ‘cane’ si scrive nello stesso modo ma si legge e pronuncia in due modi diversi. E’ dunque una questione relativa: ci sono sistemi di scrittura più o meno trasparenti e che per questo presentano minori o maggiori difficoltà a chi ha la dislessia. Ora lascio la parola a Rossella che ringrazio ancora!

Ogni lingua ha la sua dislessia

Il libro di Maryanne Wolf Proust e il Calamaro riporta ad ampio raggio tutte le ricerche degli ultimi anni sulla dislessia, anche quelli comparativi interlinguistici, cioè comparando lingue diverse. Molto interessante sono le conclusioni riguardo a come gli aspetti salienti di un sistema di scrittura influiscano sulla dislessia.

Ad esempio: nelle lingue meno regolari come l’inglese e il francese, la dislessia si manifesta con difficoltà legate alla consapevolezza fonemica ed è caratterizzata da un’inesatta decodifica. Invece, in lingue come il tedesco, ortograficamente trasparente, questa abilità avrà un ruolo meno importante.

Nelle lingue più trasparenti, come l’italiano, lo spagnolo, il greco e l’olandese, il bambino dislessico mostra meno problemi nel decodificare le parole e più problemi nel leggere i testi in modo fluido e con buona comprensione. Così anche come nel caso di un bambino cinese o giapponese le difficoltà di lettura si esprimeranno in altri modi.

Come potete comprendere, la lingua è una variabile che influenza notevolmente la dislessia e che la differenzia. In tal modo diversi saranno i sintomi predittori nei bambini più piccoli, legati anch’essi alle particolarità della lingua di appartenenza.

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Green & Polyglot

Da quando li abbiamo scoperti, questi piccoli libri ci fanno compagnia tutti i giorni. Sono facilissimi da tenere in mano e da sfogliare anche per i più piccoli. Le illustrazioni sono semplici e molto tenere: il pinguino con il cucciolo accoccolato tra le zampe, le piccole giraffe che giocano insieme, il canguro nel marsupio della mamma. Ma si descrivono anche diverse situazioni della vita degli animali: come e dove cercano il cibo, dove dormono, come si muovono… se strisciano, saltano o zampettano.

Sono i: Green Start Book Towers: Little Animal Books: 10 Chunky Books Made from 98% Recycled Materials. Autore: IKids Ilustratore: Jillian Phillips. Editore: Innovative Kids; Brdbk edition 2010)

I testi sono brevi, ma abbiamo fatto ricorso al dizionario più volte per tradurre una serie di termini specifici mai incontrati prima!

A Bibì piacciono molto, sembra quasi non fare tanta differenza tra queste immagini e i peluches: i suoi preferiti sono il leone che ruggisce (cioè, la mamma che ruggisce quando le si fa vedere il leone con la bocca spalancata) e le piccole giraffe che giocano, che le strappano sempre qualche gridolino soddisfatto.

Perchè leggere libri in una lingua straniera? Quali sono le vostre opinioni su questo tema? siete bilingui, plurilingui, monolingui? vivete in un paese straniero? cosa vi aspettate dalla scuola? Spero ci raccontiate le vostre esperienze!

A mio avviso, la prima ragione per cui può essere utile leggere libri in una lingua straniera è quello di trasmettere ai bambini l’amore e la curiosità verso le altre lingue. ha raccontato in questo blog (qui, nei commenti) che lei e eSSe si lasciano consigliare da Youtube in che lingua ascoltare le canzoni ! Non è mai troppo presto per stimolare nei bambini una riflessione sulla lingua e sulle lingue: questo processo, chiamato consapevolezza metalinguistica, è una delle conquiste naturali che fanno i bambini bilingui ma che, attraverso il gioco, può essere sviluppata anche nei bambini monolingui. Inoltre, viviamo in una società in cui il plurilinguismo è in crescita e quindi, anche se non riguarda direttamente la nostra famiglia, può essere importante riflettere su un tema che tocca da vicino tante persone intorno a noi e, di conseguenza, anche la nostra società, con la scuola in primo piano.

Al secondo posto metterei l’apprendimento di una lingua straniera. Se in casa qualcuno conosce una lingua, qualsiasi lingua, la famiglia può prendere in considerazione l’idea di crescere i figli con più lingue, attraverso la pratica della scuola familiare (cerca alla voce: homeschooling, qui un esempio) o organizzando e frequentando gruppi di gioco con altri amici (cerca alla voce: playgroups, qui un esempio).

In tutto il mondo è spesso presente come seconda o terza lingua l’Inglese, che è oggi la lingua internazionale più diffusa, in seguito ad una storia di colonizzazione e imperialismo linguistico che non tutti conoscono, ma che è importante ricordare perchè non si pensi che il prestigio di questa lingua sia legato a qualche sua virtù o ad una superiorità rispetto alle altre lingue. E’ innegabile, ad oggi, l’importanza comunicativa di questa lingua, per la sua ampia diffusione, ma non si pensi che altre lingue siano da meno sugli altri piani, ad esempio, su quello dello sviluppo linguistico o cognitivo. La lingua madre o familiare dovrebbe, anzi, essere sostenuta in tutte le famiglie che si trovano a vivere fuori dalla propria patria: è stato infatti dimostrato che la scolarizzazione nella lingua madre ha ricadute importanti sullo sviluppo linguistico, comunicativo e psicologico dei bambini e che quindi non si dovrebbe mai interrompere questo processo.

E’ per questo che in molti si impegnano a sostenere la lingua madre degli immigrati che potrebbe diventare una risorsa anche per tutti gli altri: se c’è un corso di lingua o se avete amici che parlano altre lingue vicino a voi, cogliete questa opportunità!

Vi saluto con una questa frase che trovo molto significativa:

“Qual è la miglior lingua? − Leggo Shakespeare, e dico, è l’inglese − leggo Virgilio e dico “è il latino” − leggo Dante e dico è l’italiano − leggo Richter, e dico, è il tedesco − leggo Porta, e dico è il milanese” (Carlo Dossi)

 

Questo post partecipa al Venerdì del libro.  Questo appuntamento nasce da un’idea di Paola di Homemademma che sta anche organizzando una biblioteca virtuale raccogliendo su Anobii tutte le proposte, a questo link. Le altre mie recensioni le trovi invece qui.


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Il gioco del teatro

I bambini per imparare hanno bisogno di crescere in un ambiente che fornisca loro i giusti stimoli, ma, soprattutto, l’amore, la sicurezza, la fiducia e la premura che sono il primo nutrimento di una crescita armoniosa, forte e sana.

Nei casi in cui l’ambiente familiare non sia in grado di fornire questo clima, lo sviluppo complessivo del bambino ne risulta compromesso e si registrano anche importanti conseguenze sul piano linguistico e comunicativo. Una capacità comunicativa ridotta o limitata è lo specchio di relazioni e legami affettivi inadeguati ai bisogni dei bambini, ma soprattutto ne compromette la capacità di relazionarsi anche al di fuori dell’ambiente familiare, e al di là della situazione contingente. Una competenza comunicativa interrotta nel suo sviluppo, limitata nelle sue espressioni, resta appiccicata addosso ai bambini anche quando si rivolgono ad altre persone, con il rischio di comprometterne ulteriormente le capacità relazionali e le possibilità di fare nuovi incontri e nuove esperienze, in un circolo vizioso. Un ragazzino che ‘risponde male‘ perchè così fanno con lui e perchè questo ci si aspetta da lui, rischia di essere giudicato ‘male’ in molti contesti, dai genitori dei compagni, dagli insegnanti, dagli esaminatori ad un colloquio di lavoro.

In casi estremi, quando la situazione lo richiede, i bambini vengono portati a vivere in comunità in cui la società cerca di prendersi cura di loro nel modo migliore possibile, offrendogli una possibilità di recupero. Gli studi mettono in evidenza come le nuove esperienze, affettive e relazionali, in contesti adeguati, sono potenzialmente in grado di portare miglioramenti significativi allo sviluppo cognitivo affettivo e relazionale di questi bambini. Negli studi si mette anche in rilievo come sia importante dare spazio al recupero delle competenze linguistiche e comunicative, prevedendo interventi specifici, mirati.

In situazioni di disagio meno marcato, legato a condizioni di svantaggio sociale delle famiglie, gli insegnanti e gli operatori sociali sensibili a questi aspetti dello sviluppo dei bambini, e delle loro possibili conseguenze, possono attivare percorsi di sostegno, recupero e prevenzione che possano configurarsi come sostegno alla genitorialità o alla scolarizzazione. Una società presente può contribuire ad aiutare le famiglie e a rendere meno diseguali le possibilità di integrazione e promozione sociale dei bambini.

Un’attività che aiuta lo sviluppo di competenze comunicative articolate e ricche è il teatro. La simulazione di tante situazioni diverse può aiutare genitori e insegnanti a sviluppare nel bambino non solo consocenze linguistiche ma anche meta-linguistiche, cioè a renderl consapevole e autonomo nel far attenzione alle diverse forme nelle diverse situazioni.

Questo tipo di esercizio può essere molto utile per sviluppare competenze linguistiche di livello più avanzato nei bambini starnieri, per i quali i corsi di lingua spesso sono limitati alle prime fasi di alfabetizzazione.

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Adam

Nelle situazioni difficili, i bambini sono i maestri più affidabili. L’ho sperimento tante volte. In una delle esperienze come supplente nelle scuole superiori ho avuto la fortuna di essere insegnante di sostegno di Lorenzo, affetto da autismo, un ragazzo dolcissimo e molto intelligente. A matematica era il primo a finire i compiti in classe, imbattibile. Un giorno sono andata a scuola dopo aver vissuto una perdita molto dolorosa. Ero convinta di reggere. E infatti ci riuscivo piuttosto bene, a giudicare dalle reazioni di tutti. Però Lorenzo, che non parlava, mi scrisse:

-Perchè sei così triste?

No, Lorenzo, non sono triste! Perchè pensi questo? Gli chiesi.

-Perchè sei così triste? hai gli occhi tristi.

No, davvero Lorenzo… mi fai piangere sai… ecco vedi… ma non perchè sono triste… è colpa tua :)

-Vai a parlare con il preside!

Il preside? cosa c’entra il preside? perchè il preside? cosa può fare lui?

-Niente. Lo so che non può fare niente. Però è una persona buona e ti può stare vicino.

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